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Venti milioni di italiani in viaggio per interesse enogastronomico

Presentato oggi a Milano il primo Rapporto sul turismo enogastronomico in Italia elaborato dalla Università di Bergamo insieme con la World food tourism association e numerosi partner elencati di seguito nella nota integrale sull’indagine.

 

Il rapporto

Il turismo enogastronomico piace. Anzi, piace sempre di più. Un italiano su tre ha svolto almeno un viaggio motivato dall’enogastronomia negli ultimi tre anni. Già si era toccato il 21%, come rilevato dal Food Travel Monitor 2016. Ma ora i turisti enogastronomici salgono al 30%. Un dato che dichiara il nuovo ruolo dell’enogastronomia, che da elemento ‘accessorio’ si è trasformata in una componente in grado di influenzare le scelte di viaggio.

È una delle principali evidenze che emergono dal PRIMO RAPPORTO SUL TURISMO ENOGASTRONOMICO ITALIANO, studio che traccia un quadro sul settore e delinea le tendenze di un segmento in forte crescita in tutto il mondo. Sotto l’egida dell’Università degli studi di Bergamo e della World Food Travel Association, ha il patrocinio di Touring Club, Ismea Qualivita, Federculture e la collaborazione di Seminario Veronelli e The Fork- TripAdvisor. E’ Roberta Garibaldi esperta a livello nazionale ed internazionale di turismo enogastronomico ha coordinato l’Osservatorio e ha promosso la ricerca “Questo lavoro mette a fuoco un trend in forte ascesa. Risulta sempre più evidente come la gastromania stia condizionando la scelta dei viaggi. Troviamo un rafforzamento su ogni fronte: ora gli italiani si muovono anche per cercare esperienze legate al cibo e al vino. Un atteggiamento sempre più simile a quello di molti stranieri.” Chiude il rapporto una sezione con il profilo del turista enogastronomico internazionale, la situazione nei principali Paesi del mondo e best pratice estere.

L’enogastronomia è una componente rilevante nelle scelte di viaggio degli italiani

Il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali Maurizio Martina commenta cosi: “C’è una domanda crescente di servizi per i turisti del cibo che va soddisfatta di più e meglio. È molto positiva la crescita dei viaggiatori che visitano i nostri territori alla scoperta delle ricchezze enogastronomiche. Serve ora aprirsi ancora di più, aggiungendo alla qualità e alla sostenibilità la parola multifunzionalità. La ricezione turistica, anche attraverso l’apertura delle strutture produttive ai visitatori, può diventare uno strumento essenziale per avvicinare produttori e consumatori, oltre che essere una voce di reddito aggiuntiva. Su questa strada dobbiamo fare di più a partire dalla formazione professionale. Abbiamo bisogno di professionisti del cibo, che sappiano interagire anche con i turisti e i buyer stranieri. Il nostro impegno andrà avanti, come dimostrato di recente anche dalle nuove regole dell’enoturismo, che oggi rappresenta una delle chiavi più avanzate dell’agroalimentare italiano”. Il 63% dei turisti italiani valuta importante la presenza di un’offerta enogastronomica o di esperienze tematiche quando sceglie la meta del viaggio. Elementi imprescindibili sono qualità e sostenibilità, il tema green non è driver di scelta solo per le produzioni agroalimentari, ma anche per il 42% delle strutture ricettive e degli eventi. In vacanza, essi manifestano il desiderio di conoscere e sperimentare l’enogastronomia in tutte le sue sfaccettature: durante la vacanza partecipano un’ampia varietà di esperienze, anche molto differenti tra loro. Le esperienze Food più popolari, dopo il mangiare piatti tipici del luogo in un ristorante locale (indicata dal 73% dei turisti), sono visitare un mercato con prodotti del territorio (70%) e comprare cibo da un food truck (59%). Forte è pure l’interesse verso il Beverage, non solo vino, ma anche birra locale. Nonostante l’interesse sia molto alto, il mercato mostra ancora ulteriori margini di crescita. Esiste un gap fra le esperienze desiderate ed effettivamente fruite, molto ampio nel caso di proposte quali andare alla scoperta di cibo con un esperto enogastronomico (40%) e partecipare ad un viaggio enogastronomico di più giorni organizzato da un’Agenzia di Viaggio o da un Tour Operator (36%). Infine, gli italiani all’estero. Anche se desiderano conoscere le tradizioni culinarie del Paese in cui si recano, ci sono prodotti a cui non vorrebbero rinunciare: sono i grandi classici, pasta, pizza, vino italiano e caffè.

Toscana destinazione “top” per gli italiani

La regione più desiderata dai turisti italiani è la Toscana, ma si riscontra un forte interesse per il Sud, in primis Sicilia e Puglia. Molte regioni hanno un potenziale inespresso e non vengono percepite come mete enogastronomiche rilevanti, nonostante siano ricche di eccellenze. Lombardia, Piemonte e Veneto, ad esempio, vantano un’offerta che in termini numerici si colloca immediatamente dietro alla Toscana. Emergono quindi opportunità di miglioramento nella visibilità di questi luoghi.

Il profilo del turista enogastronomico italiano

Roberta Garibaldi così sintetizza: “è un turista acculturato, con maggiore capacità e propensione alla spesa, che cerca nell’enogastronomia un’opportunità di conoscenza e contatto con la cultura di un territorio. Organizza il suo viaggio affidandosi al web, sia per raccogliere informazioni sia per prenotare le singole componenti del viaggio. Ma ha una propensione maggiore rispetto al turista generico alla prenotazione attraverso intermediari. Si sente più coinvolto, vuole sperimentare l’enogastronomia a 360°, affiancando spesso altre proposte attive. Preferisce percorsi misti, non monotematici: il turista del vino cerca anche ottime esperienze gastronomiche”.

L’offerta

I numeri del Bel Paese sono di tutto rispetto: 821 Indicazioni Geografiche Food & Wine, 586 ristoranti di eccellenza, 11.329 agriristori, 18.632 agriturismo con alloggio, 169 Strade del Vino e dei Sapori, 12.446 agriturismo che offrono proposte turistiche quali maneggio, escursioni guidate a piedi o in mountain bike, fattorie didattiche. A ciò si aggiungono una molteplicità di altre esperienze Food & Beverage, quali Musei del gusto, esperienze in cantina, eventi tematici e scuole di cucina. Il nostro Paese possiede un’offerta ricca e variegata, in grado di soddisfare la pluralità di esigenze del turista alla ricerca dei sapori locali. Ma come evidenzia Roberta Garibaldi “l’offerta italiana appare oggi a macchia di leopardo: ad esempio, la ristorazione è un settore evoluto ed organizzato, con una vasta gamma di esperienze per ogni target, così come molte cantine, che offrono visite ben strutturate; invece, si potrebbero incentivare altre realtà ad aprirsi di più al turismo, come i caseifici, le cioccolaterie, i pastifici. Qui sarebbe necessario limitare i lacciuoli anche legislativi, che ancora frenano alcune potenzialità. Importante è pure incentivare la comunicazione sulla rete e creare una intermediazione turistica italiana faciliti la fruizione delle esperienze. I mercati di prodotti del territorio? Cosi apprezzati e ricercati dai turisti, abbiamo delle ottime realtà, ma si potrebbe lavorare per diffondere maggiormente nuovi modelli, più attrattivi. Siamo il Paese più desiderato come meta di viaggi enogastronomici, il nostro patrimonio enogastronomico, l’occasione dell’anno del cibo sono una potenzialità da valorizzare con un’offerta tematica, che deve essere di qualità e sostenibile, oltre che fortemente legata alle tradizioni del territorio. Oggi il consumatore è più consapevole rispetto al passato, per le istituzioni e gli operatori si apre una nuova sfida: sviluppare modelli sostenibili e di garanzia della qualità.

Innovazione tecnologica: le nuove tecnologie stanno modificando profondamente la nostra esistenza: intelligenza artificiale, realtà virtuale ed aumentata, blockchain, e così via. Le possibili applicazioni per il comparto dell’industria del turismo enogastronomico sono innumerevoli. Tutto ciò contribuirà a rendere l’esperienza di vacanza più coinvolgente e immersiva, oltre che semplificare la vita del turista sia in fase di scelta della meta che nel corso del viaggio. La risorsa umana rimarrà comunque l’elemento centrale e richiederà nuove competenze trasversali e adeguata formazione, ad esempio gli hospitality manager per le aziende food and wine. Poi re-inventare l’enogastronomia locale: stimolare l’innovazione in ambito enogastronomico, ma al contempo salvaguardare l’autenticità di questo patrimonio sarà una delle sfide del futuro per le destinazioni turistiche che vogliono puntare su questo elemento per differenziarsi e trovare un vantaggio competitivo sul mercato. Turisti senior e Millennials, Paesi emergenti saranno i principali target di mercato a cui rivolgersi nei prossimi anni. Ciascuno di essi appare interessato alle proposte enogastronomiche nel corso del viaggio. Fondamentale sarò creare offerte targettizzate. ”

 

  • Margherita Montano |

    Purtroppo in Campania ci sono amministratori che ancora non hanno compreso il valore delle eccellenze enogastronomiche

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