Il raddoppio di Egnazia e gli errori di Franceschini

L’antichissima città di Egnazia (www.egnaziaonline.it) raddoppia, con terme e nuove aree che da questi giorni ampliano il sito. Si tratta di una sorta di nuova Pompei a pochi passi dalle acque dell’Adriatico, in Puglia, al confine tra le province di Bari e Brindisi, ovvero tra i comuni di Monopoli e Fasano. Sono scavi spettacolari, per scenografia e fruibilità, che meritano di essere conosciuti a livello mondiale al pari di quanto l’Italia può offrire di meglio. Non si trovano in un’area congestionata e urbanizzata (con punte di degrado) come Pompei o Ercolano. Ma in una zona che stra esprimendo una fortissima vocazione turistica di fascia medio-alta con investimenti continui nello sviluppo della ricettività nelle aree storico-urbane e delle masserie, in ambito rurale. A pochi passi dagli scavi di Egnazia ci sono più campi da golf e resort a cinque stelle di quanti ne conti, in proporzione ovviamente, la stessa Roma. E si continua a investire. E il turismo continua a crescere, anno dopo anno. Una considerazione: spiace doverlo dire ma viene da pensare che il ministro Dario Franceschini, responsabile dei beni culturali e del turismo,  abbia commesso in questo caso qualche errore di valutazione. Vista la peculiarità della vocazione turistico-culturale l’area di Egnazia avrebbe dovuto essere di diritto tra i 20 poli da affidare ai supermanager che il ministero si appresta a nominare dopo il concorso internazionale. A scorrere l’elenco troviamo per la Puglia solo il museo archeologico di Taranto, peraltro spettacolare. Ma come si fa a non accorgersi delle potenzialità turistico-culturali di Egnazia. Una svista che andrebbe corretta al più presto con un supermanager dedicato allo sviluppo dell’area, prima che si corra il rischio-Pompei.

  • enrica mariani |

    Non c’è dubbio che la Puglia meriti questa attenzione: il risveglio culturale del nostro paese a livello politico deve essere forte e consapevole per poter dare un messaggio dopo l’ assopimento mostrato questi ultimi decenni sia dai governi che dalle scuole e specie dalle famiglie nel promuovere beni effimeri a discapito del rispetto e dell’amore delle nostre radici culturali.

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