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Riflessioni di eno-turismo: come possiamo ricordare Tachis? Perchè non mettere il nome dell’enologo sulle bottiglie?

Brevi riflessioni di eno-turismo. Un Paese che ha nel vino uno dei principali asset delle produzioni alimentari di eccellenza e dell’export dovrebbe trovare il modo di ricordare un grande enologo come Giacomo Tachis, scomparso di recente, che – oltre ad aver innovato profondamente l’enologia italiana – ha creato prodotti di successo mondiali. Ma non solo. Ha rivoluzionato aziende e soprattutto territori, che con il vino hanno visto decollare reddito pro-capite e prospettive economiche. Dobbiamo trovare un modo che vada al di là della medaglia della Regione Toscana. Pensate ai milioni di eno-turisti che sono venuti nel nostro Paese dall’estero o da altre regioni d’Italia attratti dal fascino dei prodotti delle grandi case con le quali Tachis ha lavorato. Non c’è solo Tachis, ovviamente, ma possiamo cominciare da lui? Strade, monumenti, riconoscimenti, premi? Tutte opzioni, non saprei dire, ma dobbiamo far sì che i nostri enologi top siamo patrimonio del Paese, per la ricchezza che hanno creato e per i milioni di persone che hanno mosso nel mondo. Sull’onda di questa riflessione, perchè non iniziare a includere il nome dell’enologo sulle bottiglie? Non sarebbe forse un riconoscimento dovuto? Potrebbe essere una risorsa in puù, forse, per comunicare il vino, per far crescere la cultura del bere bene e per fidelizzare il pubblico degli eno-turisti che sono ormai una grande risorsa dell’intero Paese.

  • Giuliano Zonta |

    Mi piacrebbe che fossero ricordati anche Vittorio Puiatti, Nino Franceschetti e Renato Ratti.

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