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Ambulanti contro il Governo: è caos con la proroga delle concessioni

Sono oltre 200mila le imprese del commercio su area pubblica. Un settore rilanciato negli ultimi anni, e anche approdato a importanti livelli di qualificazione. Le ultime decisioni del Governo sulla proroga delle concessioni – nel momento in cui il settore è in pieno adeguamento alle richieste dell’Europa – hanno sollevato polemiche e contestazioni.

Di seguito la nota di Fiva Confcommercio.

SORPRESA MILLEPROROGHE: CONCESSIONI VALIDE FINO AL 2020. IL COMUNICATO DELLA FEDERAZIONE
A margine del Consiglio dei Ministri che ieri ha dato il via libera al decreto cosiddetto “Milleproroghe”, apprendiamo del rinvio, ormai certo, delle scadenze previste dalla Intesa in Conferenza Unificata 5 luglio 2012.
Lo slittamento, addirittura quadriennale, delle scadenze delle concessioni costituisce una mossa senza precedenti.
Rimettere in discussione, oggi, l’Intesa del 2012 (!) sui criteri di riassegnazione delle concessioni di posteggio su area pubblica, e forse anche la loro durata e i criteri di selezione, ha il sapore di uno sgarbo non solo istituzionale per la Federazione. Che ha fatto del confronto leale e dello spirito di collaborazione, in difesa delle aziende del settore, il principio ispiratore di 5 anni di politica sindacale.
Ad oggi centinaia di Comuni in tutto il Paese hanno emesso i bandi di assegnazione e si preparano a gestire la delicata fase di transizione dal vecchio al nuovo sistema. È con stupore e rammarico quindi, ma anche con la determinazione a non lasciarsi stritolare da meccanismi di cui non si vede la razionalità, che si prende atto che potrebbe essere giunto al termine un percorso di condivisione.
Non abbiamo mai smesso di sostenere che l’Intesa rappresenta il miglior punto di equilibrio fra le esigenze delle imprese e la necessità dell’applicazione della Direttiva Servizi. Ci risulta quindi assolutamente oscuro, oggi, questo rinvio in extremis da parte del Governo. Che ha trovato l’opposizione ferma, negli ultimi giorni e settimane, di molte Regioni.
Le uniche conseguenze certe del rinvio contenuto nel “Milleproroghe” sono, nell’immediato, la confusione e l’incertezza più totali. Quello che non è in dubbio è la indisponibilità della Federazione a gettare a mare il lavoro di un lustro, o a cedere a scorciatoie che si riveleranno dei vicoli ciechi. Restano – e devono restare – assolutamente aperti i canali di mediazione in sede di lavoro parlamentare: il “Milleproroghe” non può essere convertito nella forma in cui è stato emanato ieri.