Piano da 20 milioni per il vino italiano in Usa, atteso boom di eno-turismo

Gli Stati Uniti sono tra i principali mercati di sbocco per il vino made in Italy e al tempo stesso tra i principali bacini di provenienza degli eno-turisti che affollano cantine e campagne italiane a caccia di esperienze gastronomiche, culinarie e di degustazione. E c’è un grande spazio per crescere ancora vista la conoscenza ancora assai limitata del mercato italiano.  “Siamo pronti a scrivere una nuova pagina nella storia della promozione internazionale del vino italiano: le imprese del settore hanno iniziato a strutturare, insieme all’ICE, il piano promozionale sul vino negli Usa che prevede un investimento di 20 milioni di euro per i prossimi tre anni.  Il nuovo orientamento all’azione del Mise e dell’Ice voluto da Carlo Calenda, fin da quando era viceministro, portato avanti oggi con il sottosegretario Ivan Scalfarotto e sostenuto dai vertici dell’agenzia per la promozione internazionale del nostro Paese, sta portando i primi, importanti, risultati concreti”. Antonio Rallo, Presidente di Unione Italiana Vini, ha così commentato quanto emerso durante il “Tavolo del Vino” riunitosi il 14 febbraio, al Mise,  nel corso del quale il sottosegretario Ivan Scalfarotto, insieme ai vertici dell’Ice Michele Scannavini, Presidente, e Piergiorgio Borgogelli, Direttore Generale, ha presentato ufficialmente il gruppo di lavoro di imprenditori vitivinicoli che affiancherà l’Ice di New York nella stesura del progetto di promozione. Saranno Enrico Viglierchio, General manager di Castello Banfi (Toscana), Francesca Planeta, titolare dell’Azienda Agricola Planeta  (Sicilia) e Antonio Rallo i delegati dell’Unione Italiana Vini nel “gruppo di lavoro” dell’Ice. Nel corso della prima riunione, sono state individuate le linee guida di un progetto ritenuto, dallo stesso sottosegretario Scalfarotto, inedito per il nostro Paese sia per l’importanza delle risorse economiche destinate al solo prodotto vino, sia per la modalità di progettazione delle attività, frutto di un piano costruito con le imprese.Bisogna mettere a punto una strategia per creare maggiori sinergie tra gli investimenti del pubblico e del privato, tema sul quale il “tavolo promozione” del Consiglio Nazionale di Uiv si è espresso in maniera chiara. – ha ribadito Antonio Rallo. Alle istituzioni pubbliche spetta l’onere di finanziare attività di formazione e comunicazione del sistema “vino italiano”, alle imprese la responsabilità della promozione di prodotto attraverso le fiere, le degustazioni e le presentazioni dei prodotti. Due linee di lavoro parallele  che devono integrarsi evitando sovrapposizioni”.

 

Negli Stati Uniti, secondo le elaborazioni di Osservatorio del Vino – Ismea su dati Ihs-Gta, l’Italia mantiene saldamente la leadership tra i Paesi fornitori, sia in termini quantitativi che in valore. Le importazioni di vino italiano in USA hanno chiuso il 2016 con una progressione del 6,1% in valore superando 1,6 miliardi di euro (per 3,23 milioni di ettolitri) e confermando il primato del Bel Paese. Sono soprattutto le bollicine ad aver determinato questo passo in avanti. Dai dati statunitensi, infatti, emerge che la domanda a stelle e strisce degli spumanti italiani è cresciuta del 28% a volume e del 34% a valore, contro una domanda media a livello mondiale aumentata rispettivamente del 18% e 12%.  L’Italia consolida quindi il primato come fornitore degli Usa anche nel segmento degli spumanti con una quota pari al 55% del totale a volume. Facendo, però, un confronto complessivo con il più diretto competitor, cioè la Francia, si evidenzia come il gap tra il valore medio dei vini italiani e quelli francesi resti ancora molto elevato. Nel 2016 i vini transalpini erano a 10,5 euro al litro, a fronte dei 5 euro per quelli del Bel Paese. Una problematica emersa anche durante i lavori del Tavolo del Vino dove un’indagine di Ice – Veronafiere ha sottolineato come il mercato Usa non conosca bene i territori di produzione né le tipologie italiani del vino che non viene ancora associato ai caratteri di esclusività, eleganza e unicità, tipici del nostro prodotto e, pertanto, acquistato in una fascia di prezzo medio-bassa.Oggi, gli investimenti delle aziende per la promozione in Usa necessitano del sostegno di una campagna di comunicazione istituzionale che racconti il sistema vino italiano puntando con decisione ad accrescerne il valore attraverso l’aumento del prezzo medio a bottiglia – sottolinea Rallo – È necessario studiare un linguaggio adeguato e dedicato anche ai baby boomers ed ai millennials che rappresentano il presente ed il futuro del consumo di vino di qualità, con un messaggio capace di coniugare il sentiment dell’italian style all’eccellenza dei nostri vini. Dobbiamo, poi, orientare il progetto soprattutto verso gli Stati centrali dove sta crescendo il consumo di vino e noi italiani siamo ancora poco presenti”.In questo piano strategico vogliamo che Ice diventi cabina di regia di tutti i soggetti che, a vario titolo, organizzano eventi sul vino italiano negli Usa, creando un grande calendario condiviso di queste attività” conclude Rallo.