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Wine tourism: confronto tra Europarlamento e Consiglio europeo sugli eno-viaggi

Il Parlamento europeo – come si legge in una nota – sottoporrà a breve una Oral Question al Consiglio (composto dagli Stati Membri) sul tema dell’enoturismo. È questo il risultato di una colazione di lavoro che si è svolta su iniziativa della deputata europea, l’On. Isabella De Monte (Italia – S&D, membro della Commissione TRAN, Trasporti e Turismo del Parlamento Europeo), e a cui la CEVI (Confederazione Europea Vignaioli Indipendenti) è stata invitata per portare la testimonianza dei Vignaioli europei. Questa procedura potrebbe in seguito far scattare una discussione durante la sessione Plenaria di Strasburgo davanti a tutti i Parlamentari europei riuniti. Al fine di rafforzare il messaggio, nel 2018 sarà anche prevista una conferenza al Parlamento Europeo sull’enoturismo.
Al termine della riunione il Presidente CEVI Thomas Montagne ha dichiarato: “I nostri vini, rispettosi del terroir sul quale crescono, incarnano la diversità. Sono molto felice di vedere che il Parlamento Europeo ha deciso di sostenerci nella condivisione di questa diversità attraverso il turismo del vino. Considerato il forte impatto che l’enoturismo ha sullo sviluppo rurale, riteniamo che possa diventare presto un tema di discussione delle istituzioni europee.”
Alla presenza anche dell’On. István Ujhelyi (Ungheria – S&D) e dell’on. Claudia Ţapardel (Romania – S&D) la CEVI ha portato alla luce il fatto che in Europa l’enoturismo è ostacolato da barriere burocratiche, amministrative, fiscali e legislative che solo una legge ad hoc potrebbe abbattere. In Italia ad esempio un vignaiolo che vuole praticare dell’enoturismo si vede costretto a scegliere tra l’apertura di una s.r.l. oppure di un agriturismo; in Francia il reddito derivante da prestazioni enoturistiche non può superare i l massimale di 50.000 euro annui, pena il passaggio a un regime fiscale molto più oneroso rispetto a quello agricolo; in Bulgaria senza la licenza di ristorazione è vietato offrire anche solo un pezzo di pane per accompagnare la degustazione. Una situazione che necessita urgentemente di un intervento risolutore da parte delle istituzioni europee.
La CEVI è l’organizzazione che riunisce e rappresenta i vignaioli indipendenti europei, ma non solo. Ne fanno parte le singole associazioni di Italia, Francia, Portogallo, Lussemburgo, Svizzera, Ungheria, Rioja, Slovenia, Bulgaria e Quebec.

”Considerato il lavoro che stiamo svolgendo in Italia per l’approvazione del Disegno di Legge Stefàno sull’Enoturismo – ha dichiarato Carlo Pietrasanta, presidente nazionale del Movimento Turismo del Vino –, siamo ben felici che la questione sia affrontata anche a livello comunitario. Come Associazione specificamente dedicata a questo settore del mondo del vino, non possiamo che ringraziare gli amici di CEVI e di FIVI per il sostegno e l’attenzione alle attività enoturistiche”.

Il DDL 2616 è attualmente in discussione presso la Commissione Agricoltura del Senato grazie proprio all’impegno del Senatore Dario Stefàno, che poche settimane fa ha espresso la sua convinzione che l’iter parlamentare possa compiersi velocemente entro la fine della legislatura.

“Noi vignaioli e le nostre associazioni – prosegue Pietrasanta – speriamo che gli organi di Governo che devono esprimere il loro parere sul DDL Stefàno lo facciano al più presto e in maniera ponderata e ragionevole. Abbiamo lavorato anche con il MIPAAF per l’approvazione di questa legge che tanto vantaggio potrebbe portare alle aziende e anche al sistema Paese, creando nuove fonti di reddito e quindi ricchezza. L’iniziativa di CEVI – FIVI, volta all’approvazione di una legge comunitaria sull’enoturismo, porrebbe l’Italia all’avanguardia nella normativa del settore a livello europeo”.