Lirica: Verona affonda nel silenzio generale

Poche righe per accendere un riflettore su una vicenda che meriterebbe l’attenzione costante dell’opinione pubblica mondiale. Parliamo di Verona, la città di Giulietta e Romeo e dell’Arena, opera unica nel suo genere, capace di infondere emozioni inimitabili. I vecchi equilibri sono saltati. Il commissario alla Fondazione Arena Carlo Fuortes sta cercando le risorse per pagare gli stipendi. La stagione 2016 rischia pesanti contraccolpi. Difficile ipotizzare il futuro. Imprenditori locali d’intesa con l’Università di Verona stanno elaborando progetti ed hanno avuto un incontro a Palazzo Chigi con Salvatore Nastasi che conosce bene le problematiche veronesi. Il punto è che Verona non merita soluzioni transitorie e posticce. È un banco di prova che pone ancora una volta il Paese di fronte all’opinione pubblica internazionale che giudicherà la capacità di soluzione dei problemi e lo spessore degli strumenti adottati. Conviene procedere con  la logica del giorno per giorno? Non credo per Verona e per nessun altro posto. Mibact, Palazzo Chigi, imprese: gli strumenti per un colpo d’ala ci sono, usiamoli bene, per soluzioni durature che siano d’esempio. Certo in questo momento a Nordest ci sono turbolenze finanziarie, ma ci sono anche le condizioni per un salto di qualità. Sull’Arena ci perdiamo tutti.

  • Sabrina |

    Dire che l’Opera non interessi non è una bestemmia ma sicuramente cosa non veritiera. Lo dimostra che nei vari festival di musica leggera appena qualche cantante usa i registri vocali del melodramma diventa un successo, gode di un appeal che è’ quello della bellezza e dell’armonia. Mi dirà che la comunicazione lede l’Opera perché se si ponessero i generi in una competizione comunicativa di pari valore allora forse l’ Opera e la Musica classica in genere potrebbero essere disvelate e conosciute. E’ il difetto di conoscenza che allontana mai la cosa in se’. Ho accompagnato tanti anni i ragazzi in teatro e in Arena, li ho visti catturati ed in alcuni casi commossi , rendiamo accessibile quel mondo e soprattutto con testimoni credibili, con operazioni culturali che non vengano svilite e non sviliscano un luogo di arte e storia

  • sergio noto |

    abbiamo fatto un comitato. raccolto 7 mila firme sui change.org. denunciato quello che qui può leggere: http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/03/11/arena-di-verona-a-picco-la-vita-da-bricconi-delle-fondazioni-liriche/2536363/. sentiamoci abbiamo bisogno del Suo aiuto!!! grazie. sn

  • Solmi Stefano |

    Per rispondere al Sig. Macchi.
    Non ho capito se la sua frase è un grido di dolore oppure una richiesta di chiudere lì la storia della lirica.
    Non so se è relativa alla sola Arena di Verona o a tutta l’opera lirica e relativi teatri.
    Proprio domenica scorsa sono andato al comunale di Bologna per sentire il Barbiere di Siviglia e oltre alla presenza di giovani cantanti che si faranno onore nel loro lavoro ho molto apprezzato la presenza di persone giovani e adolescenti.
    Non è che se si tratta di roba ideata qualche centinaio di anni fa adesso è un prodotto da rottamare come una macchina usata.
    Anche un museo ha opere d’arte ma nessuna si sogna di chiuderli perchè le tele sono un pò vecchiotte.
    Cosa gli diciamo ai turisti che vengono in Italia e a volte passando per una citta dove c’è un’opera che a loro interessa la vanno a vedere? Capitato a Bologna con dei turisti giapponesi l’anno scorso.
    Gli diciamo di comperarsi un dvd o di scaricate dalla rete?
    L’emozione di una presenza è sempre differente dal sentire a casa o in cuffia.

  • Livio macchi |

    Ma pensare che dopo 400 anni dalla sua comparsa semplicemente l’opera lirica non interessi più e’ una bestemmia?

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