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Turismo diffuso: il modello Napoli e la sfida della Sanità

Napoli colpisce sempre. Colpiscono le folle di questi giorni nelle strade del centro storico (il più grande d’Europa), napoletani e turisti uniti nel bien vivre, nella sete di cultura e di esperienza. Nella città si respira un clima davvero particolare, per il proliferare di eventi culturali che spaziano dal teatro, alle visite a musei e case patrizie, dalla riscoperta delle catacombe della Sanità al rilancio dei percorsi nel sottosuolo, come nel caso del Tunnel borbonico che è affiancato in questi anni ai consolidati itinerari della Napoli sotterranea. Insomma, Napoli sta ritornando a mostrare la sua anima più profonda, quella vitalità e poliedricità che incantava i protagonisti del Grand Tour qualche secolo fa e che lascia sempre qualcosa dentro. Mi ha coplito l’interesse popolare, diffuso, per la festa ebraica della luce. Un rito antichissimo e di grande importanza che è diventato in questi giorni momento di condivisione culturale pubblica come si usa a Napoli. Condivisione, esperienza turistica diffusa, questa la formula su cui riflettere. Nei prossimi giorni la festa turistico-popolare si sposta alla Sanità, altra area laboratorio.  Cultura e turismo contro il degrado sociale. Mobilitazione delle risorse giovanili intorno al business dell’accoglienza e della condivisione culturale. E’ il modello Borgomeo della rivoluzione dal basso della Fondazione con il Sud. Valorizziamo le risorse consolidate nei secoli rendendo protagoniste le nuove generazioni. Un messaggio forte che stavolta è anche ricco di risultati, non solo di buoni propositi. Inviterei tutti a visitare Napoli, e l’intera regione. Un messaggio forte questo ai super-direttori dei musei e delle aree archeologiche che si sono appena insediati dopo il concorso internazionale dei Beni culturali. Hanno una grande responsabilità oggi. Di fronte a quanto la città sta mostrando. Così come il Comune e la Regione hanno oggi la responsabilità di governare tanta vitalità. Forse per la prima volta dopo qualche secolo tanta energia arriva dal profondo e può cambiare molte cose. Aiutiamo queste energie a crescere e a produrre gli effetti positivi di un modello diffuso di condivisione dell’accoglienza.