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Art bonus da rivedere?

Art bonus da rivedere? Questa domanda se la fanno in tanti, soprattutto nelle regioni del Sud, e in Campania in modo particolare, perché ci si è accorti che il meccanismo del bonus fiscale (65%) per gli investimenti in cultura ha avuto sì un grande successo – 62 milioni a fine gennaio e 2.039 finanziatori – forse anche al di là delle aspettative ma in molte aree del Sud si è mosso molto poco. In un caso ci si è accorti che la donazione era di soli 5 euro. Possibile? Gli interventi finanziati in tutta Italia sono 500, il 60% dei 450 beneficiari sono Comuni. La regione che ha fatto il pieno è la Lombardia con 22 milioni, seguono veneto, Emilia-Romagna, Toscana e Lazio. Sul sito artbonus.gov.it c’è anche un elenco degli interventi previsti, oltre ai riferimenti dei finanziatori della cultura suddivisi per classi di  erogazione.  Il punto di fondo però è che  dove ci sono grandi realtà si concentrano anche le erogazioni. All’atto pratico si crea un art bonus a più velocità. Un nodo da sciogliere sicuramente. In Campania,ad esempio, dove si concentra una mole eccezionale di patrimonio storico-artistico-archeologico si sono accorti subito che le risorse  in campo sono poche, nettamente al di sotto delle aspettative e delle necessità. E da giorni divampano le polemiche. Peraltro nel momento in cui la Giunta De Luca ha nominato il nuovo assessore al turismo e si appresta a varare una nuova legge quadro sulla cultura le cui linee guida sono state anche illustrate al presidente Mattarella. Numerose peraltro le istituzioni culturali campane che vivono in asfissia da risorse finanziarie. Qualcosa forse va cambiato. Possibile introdurre dei meccanismi premianti per sostenere investimenti nelle aree in cui non vi sono investitori a sufficienza? Un maggior riequilibro nella allocazione delle risorse non potrebbe forse essere tra gli obiettivi di un intervento che ha messo l’Italia al pari con i Paesi più avanzati?.

Una analisi della rivista Classic Voice (www.classicvoice.com) in edicola in questi giorni sottolinea che “più della metà dei finanziamenti privati giunti attraverso l’art bonus alle attività culturali va all’opera lirica. Il 57% dei circa 60 milioni delle elargizioni complessive per il 2015 va dunque a Fondazioni lirico sinfoniche e teatri di tradizione, dimostrando che banche e imprese pensano che il melodramma sia il miglior investimento a cui legare la propria immagine. Nel 2015 le fondazioni hanno incassato in totale 51,7 milioni  dai privati, dei quali 30,1 grazie all’Art bonus. Nel 2014 (senza l’Art bonus) i finanziamenti dei privati erano stati di 42,2 milioni, il 14,4% rispetto ai finanziamenti pubblici.Grazie all’incremento, nel 2015 il rapporto fra finanziamenti privati e pubblici è così salito fino a sfiorare in media il 20%La Scala con 22,2 milioni di finanziamenti privati per il 2015 supera per la prima volta la soglia del 50%, con 53,6% di contributi privati su quelli pubblici (41,6 milioni): nel 2014 si era fermata al 49,2%. Nella classifica delle Fondazioni liriche più attrattive per gli sponsor spicca la performance del Comunale di Bologna, che nel 2014 aveva incassato dai privati soltanto 310.000 euro e che registra in assoluto l’aumento più consistente (dal 2,1% al 18,6% rispetto ai contributi pubblici), con quasi 3 milioni. Bene anche l’Arena di Verona, che raddoppia l’entità delle sponsorizzazioni (dal 14,5 % al 39,2%, cioè quasi 6 milioni) e l’Opera di Roma che porta a casa circa 2 milioni in più. Ma in quasi tutte le Fondazioni liriche l’andamento è in rialzo. Nel 2015 l’Art bonus ha portato anche 5 milioni di contributi privati nelle casse dei teatri di tradizione: molto attivi quelli emiliani, con il Regio di Parma in testa (1,6 milioni) seguito dal Comunale di Modena (1,3 milioni)”.