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Leadership cinese per gli hotel in Italia?

Interessante la sfida cinese per il controllo di Accor, gigante internazionale dell’hotellerie. Gruppo dalle radici culturali e manageriali francesi – fondato alla fine degli anni 60 da Pierre Dubrule e Gerard Pelisson – oggi Accor è al centro di una possibile scalata da parte della conglomerata Jin Jiang. Intanto diciamo subito che la questione riguarda direttamente anche il mercato italiano. Più di 180mila persone in quasi 3.800 alberghi Accor si prendono cura di migliaia di ospiti ogni giorno in 92 Paesi, si legge nei documenti del gruppo, che di recente ha investito nel segmento lusso a livello internazionale acquisendo la catena Fairmont Raffles. In Italia Accor ha posizioni leader e si confronta con la spagnola Nh (a suo tempo acquisì le italiana Jolly hotels e Framon) che è già nell’orbita dei cinesi della Hna. La Jin Jiang – che ha acquisito la Louvre hotels – è già presente nel capitale Accor con un 15% e si appresterebbe a salire intorno al 30% per lanciare una possibile Opa. Molto dipenderà da cosa faranno soci di riferimento come Colony capital ed Eurazeo. Piccola operazione di fantaturismo: se  Jin Jiang conquistasse Accor farebbero riferimento a investitori cinesi due catene leader del calibro di Nh ed Accor. Non dimentichiamo poi che Club Med, il francesissimo inventore dei villaggi vacanze nel mondo, ha importanti piani di sviluppo in Italia e fa capo oggi alla cinese Fosun, che è tra i principali investitori inmmobiliari anche nel segmento leisure-turismo. Jin Jiang è dal canto suo presente in Italia con gli hotel Golden Tulip. Non dimentichiamo neppure che la cinese Anbang, che ha rilevato il celebre Waldorf Astoria di New York, tra gli hotel più celebri al mondo, è entrata di recente nella contesa per l’operazione di concentrazione tra le catene Marriott e Starwood che in Italia controllano, nel segmento medio-alto, diverse decine di alberghi. Qualcuno sostiene che ci potranno essere sviluppi in futuro. L’aspetto curioso della vicenda – per la quale è sceso in campo il presidente transalpino Hollande  – è che il vertice Accor per contrastare Jin Jiang avrebbe chiesto aiuto ai cinesi di Hna, che sono presenti nel gruppo di villaggi e residence Pierre et vacances e stanno per rilevare le attività catering di  AirFrance. Insomma un bel puzzle. I cinesi hanno tradizionalmente l’occhio lungo, come diciamo noi italiani. Temono forse che l’operazione Fairmont si traduca, attraverso aumenti di capitale, in una diluizione delle quote di controllo di Accor in favore di grandi investitori del Golfo, provenienti da Qatar e Arabia saudita, Paesi con i quali la Francia dialoga spesso dal punto di vista commerciale e dell’industria della difesa, mentre con i cinesi c’è un confronto aperto nel nucleare. Insomma, una bella partita. Hollande vorrebbe che l’azionariato di Accor restasse diffuso, ma l’offerta Jin Jiang è anche allettante. E la Francia fa gola: i cinesi per bere meglio il vino hanno fatto shopping di chateaux anche a Bordeaux e in Borgogna. Chissà che un domani celebrità della cuisine francaise come Alain Ducasse o Paul Bocuse non vengano chiamati a reinventare il salsa transalpina involtini primavera o spaghetti di soia. E in Italia? La presenza cinese nel turismo cresce, in via diretta o indiretta e sicuramente crescerà ancora, così come nel calcio. La catena Ldc hotels cui fa capo ad esempio la Locanda del Sant’Uffizio in Piemonte ha gli occhi a mandorla così come Palazzo Venart a Venezia, Villa Ortaglia a Firenze, Villa Monte Solare in Umbria e l’hotel Roma Lifestyle nella capitale.  E nel Monferrato è finita nell’orbita di un gruppo partecipato da capitali cinesi anche l’azienda agricola e vinicola messa su anni fa dal celebre Niels Liedholm. E allora cosa facciamo, catenaccio o pressing a centrocampo?