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Gallipoli capitale italiana del piacere lancia la sfida al modello Ibiza

Il Salento una ventina di anni fa era quasi sconosciuto ai più. Bisognava andarci. Certo, era stato già scoperto da una elite, non mancavano gruppi internazionali con qualche villaggio ma nel complesso la provincia di Lecce, in questo caso, era più terra di tabacco, vini forti, artigiani e calzaturieri. Il turismo molto stanziale, con le ville della nobiltà e della borghesia, le banche locali di famiglie legate alla terra, tradizioni gelosamente custodite: ballate e poesie in grecanico, le luci di Scorrano, i primi passi della Taranta (mi viene sempre in mente Ernesto de Martino). Oggi invece di turisti tarantolati nel Salento ve ne sono a migliaia di migliaia. Accorrono in circa duecentomila a Melpignano, per il tiro di una notte a conclusione di quello che è diventato il tour itinerante della pizzica, ballo tradizionale che i comuni salentini si disputano a suon di varianti (opinione personale: preferisco il modello Aradeo). In attesa che a Melendugno sbarchi il gas dal Caucaso, i tarantolati hanno letto Gallipoli come novella Ibiza del Mediterraneo. Città bianca sul mare, spiagge caraibiche, atmosfera off limits tanto da richiedere un rinforzo di polizia. Insomma un turismo tutta vita – 24 ore su 24 – che non vuole nè limiti nè schemi. E così il giovane sindaco piddino Stefano Minerva ha dato deleghe alla felicità, al sorriso e alla bellezza con uno sguardo al futuro. E così quella magia del Sud, in bilico tra incanto e latifondo, si riscopre non già icona di sottosviluppo ma modello per l’industria delle vacanze.