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Non solo Brunello: a Montalcino consiglio di assaggiare anche il Moscadello

A Montalcino (Siena) non c’è solo il Brunello, vino di eccellenza che da solo vale il 5% del Pil vinicolo italiano, con un giro d’affari di 180 milioni di euro e oltre 9 milioni di bottiglie. Ma dalla metà del 500 – ricorda Luca Martini, sommelier tra i più noti a livello internazionale – nell’area del comune più eno-turistico d’Europa (6mila abitanti circa e 1,5 milioni di turisti l’anno, per lo più internazionali) – si produce da sempre anche Moscadello, un moscato aromatico, particolarmente lodato da Pietro Aretino. Oggi di Moscadello arrivano sul mercato circa 40mila bottiglie – una chicca – e nell’ambito di Benvenuto Brunello 2018 il Consorzio ha voluto rendere omaggio a questo vino storico con un evento particolare: la prima masterclass di degustazione d’intesa con il ristorante Silene di Seggiano. Roberto Rossi del Silene ha preparato un patè di fegatello di faraona e un panettoncino di straordinaria fragranza. Del Moscadello quattro versioni: bollicine, fermo, vendemmia 2016 e vendemmia tardiva di vari produttori locali. Ebbene l’accoppiamento tra vendemmia tardiva e fegato di faraona è risultato indubbiamente esilarante, ricordando sfumature agro-dolce tipiche della cucina mediterranea e medio-orientale. Molto bene il Moscadello bollicine (6,5 grandi alcol) con il panettone di Rossi di Silene. Il Moscadello 2016 con tenore alcolico intorno agli 11/12 grandiè un buon vino da fine pasto, da condivisione con frutta secca o dolci non impegnativi, mentre il vendemmia tardiva ha sicuramente delle punte di eccellenza da gustare con meditazione. In definitiva a Montalcino non dimenticate il Moscadello, versione Vin Santo o vendemmia tardiva,  con i cantuccini tradizionali.